Sections
03 aprile 2025 | h.13:03

Zenith: 160 anni di eccellenza scritti nelle stelle

In un 2025 ricchissimo di ricorrenze per i grandi brand dell’orologeria, spiccano i 160 anni di Zenith. Oltre un secolo e mezzo di storia di un marchio che, come amano dire in manifattura prendendo spunto dal proprio simbolo, è scritto nelle stelle. Una storia, quella di Zenith, che merita di essere raccontata perché la manifattura ha contribuito a suo modo a scrivere alcune delle pagine più belle dell’alta orologeria attraverso segnatempo e movimenti entrati, è davvero il caso di dirlo, nella leggenda.

LA NASCITA DI ZENITH

La storia di Zenith inizia a metà del XIX secolo a Le Locle, nel Giura svizzero, e ha come protagonista un bambino, Georges Favre. Come tanti bimbi nati e cresciuti in una regione di pascoli, montagne e segnatempo, a soli nove anni entra nel mondo dell’orologeria grazie alla propria famiglia e comincia a familiarizzare con l’assemblaggio degli scappamenti. Un lavoro che diventa ben presto una passione da condividere. Nel 1863, a 20 anni, sposa infatti Louise-Philippine Jacot-Descombes, anch’essa proveniente da una famiglia di orologiai e dedita alla meccanica. Insieme, spinti dalla passione che li univa e grazie alla cospicua dote portata da Louise, nel 1865 aprirono quella che sarebbe poi diventata la Manifattura di Rue des Billodes. 

Era un’epoca in cui l’orologeria svizzera si basava ancora sul modello tradizionale del cosiddetto établissage. Ciascun artigiano delle valli del Giura lavorava i singoli componenti nella propria casa, specializzandosi in una parte specifica dell’orologio. Successivamente, i pezzi arrivavano a un établisseur che procedeva all’assemblaggio e alla creazione dell’orologio finito. Qualcosa che non era nelle corde di Georges Favre-Jacot, il quale voleva creare un modello produttivo che riunisse sotto lo stesso tetto tutte le competenze necessarie per realizzare un orologio, dall’idea di base al prodotto finito. Dove potersi ispirare, però, per un progetto del genere? Nel Paese in cui, in quegli anni, andava formandosi un’industria votata all’integrazione e all’automazione: gli Stati Uniti.

Guardò infatti alle grandi fabbriche americane che scoprì visitando il Paese e sulle quali continuò a informarsi, per esempio, leggendo il rapporto che l’ingegnere svizzero Jacques David redigette durante la sua visita all’Esposizione Universale di Filadelfia nel 1876. Favre-Jacot immaginò un modello industriale verticale che in pochi anni riuscì a realizzare a partire dalla Manifattura di Rue des Billodes. Da piccolo atelier, si trasformò nella manifattura più grande delle montagne di Neuchâtel, con una estensione di 9.300 mq e un totale di 18 edifici. All’inizio del XX secolo vi lavoravano oltre 600 artigiani, in grado di produrre 100.000 orologi all’anno.

LA VISIONE DI GEORGES FAVRE-JACOT

Ma non era solo una fabbrica di eccellenza. Grazie alla visione industriale di Favre-Jacot, la manifattura era strategicamente vicina alla linea ferroviaria, facilitando il commercio e l’approvvigionamento di materiali necessari alla produzione degli orologi e dei macchinari che avrebbero realizzato le varie parti dei segnatempo.

Spinto da una fiducia incondizionata nei confronti del progresso, Georges Favre-Jacot articolò la propria manifattura costruendo in prima persona utensili e macchine, avviando un’officina meccanica, una fonderia, una tipografia e gestendo persino una cava di pietra. Nel 1886 fu il primo ad alimentare una fabbrica di orologi con l’energia elettrica e capì quanto fosse importante aprirsi al mondo, ma anche fare in modo che fosse il mondo a recarsi a Le Locle. Ragion per cui fece costruire un hotel-ristorante per quanti visitavano la città. 

Oltre che un irrefrenabile spirito imprenditoriale, Favre-Jacot possedeva anche un raro e grande talento per gli affari. Proprio per questo, nel 1896 affidò a suo nipote, James Favre, il compito di ampliare gli orizzonti di Zenith al di là della Svizzera e dell’Europa. James Favre viaggiò dall’Europa all’Asia all’America, creando legami commerciali e relazioni personali che avrebbero reso Zenith un nome riconosciuto a livello internazionale. Un nome che, leggenda vuole, fu ispirato a Georges Favre-Jacot dalla visione notturna del cielo stellato. Così come lo zenit è il punto della sfera celeste che si trova esattamente sopra la testa di un osservatore, allo stesso modo evoca l’ascesa, la perfezione, la tensione verso il punto più alto. Quello che, secondo Favre-Jacot, la propria azienda avrebbe dovuto raggiungere nel mondo dell’orologeria.

ZENITH, UNA MANIFATTURA INTEGRATA

Questione di pochi anni. Già nel 1897 presentò lo Zenith, nome che scelse per il suo calibro di eccellenza prima che diventasse quello della sua Maison, nel 1911. Alla luce di questa prima creazione, Georges Favre-Jacot si rese conto che per raggiungere ciò che aveva in mente doveva creare una sinergia perfetta tra tutti i talenti e le competenze che lavoravano nella sua manifattura per realizzare orologi eccezionali. Ogni componente dei segnatempo avrebbe dovuto rispettare gli standard più elevati e ogni calibro avrebbe dovuto essere prodotto con assoluta precisione. Perché in un mondo che, agli inizi del ‘900, era in piena evoluzione, i suoi orologi divennero strumenti preziosi e precisi, destinati a settori in rapida espansione: dall’aviazione alla navigazione, dalle ferrovie agli istituti scientifici.

Ogni artigiano era chiamato a far parte di un processo rigoroso in cui ciascun componente era progettato, fabbricato e assemblato con cura. La produzione industrializzata, che Favre-Jacot aveva imparato ad apprezzare negli Usa e aveva trasferito in Svizzera, non andava a scapito della qualità: anzi, ogni componente era intercambiabile, regolabile e facilmente sostituibile, alzando così lo standard del prodotto finale. 

Ma per Georges Favre-Jacot, l’abilità tecnica andava di pari passo con l’eleganza. L’estetica diventò così una forma di espressione fondamentale, che univa creatività e precisione meccanica. Zenith si distinse da subito per la raffinatezza delle proprie collezioni e per una ricerca della perfezione che univa arte e scienza. Grazie a questo, all’Esposizione di Parigi del 1900 Zenith fu insignita di un Grand Prix per l’eccellenza tecnica ed estetica dei propri orologi.

L’OSSESSIONE PER LA PRECISIONE: OLTRE EL PRIMERO

Proprio l’eccellenza tecnica è stata da sempre un vanto della Maison, fin dalla sua fondazione 160 anni fa. In tal senso, le gare di cronometria organizzate dagli osservatori svolsero un ruolo fondamentale in questa ricerca. A partire dal 1897, Zenith partecipò a questi prestigiosi concorsi per dimostrare la propria maestria tecnica e scientifica. Con 2.333 premi di cronometria, tra cui diversi record assoluti, Zenith si è oggi affermata come la Maison orologiera più decorata della storia. A testimonianza del successo, tra i cinque regolatori di precisione utilizzati dall’Osservatorio di Neuchâtel per stabilire l’ora di riferimento, due portavano il nome di Zenith. Un risultato ancora più significativo, poiché la manifattura era l’unica rappresentante dell’orologeria industriale a cui era stato affidato il compito di mantenere l’ora esatta.

Fu a metà del del XX secolo che le competizioni di cronometria raggiunsero i loro livelli più alti e Zenith riaffermò la propria supremazia con lo sviluppo del calibro 135-0, appositamente progettato per questi eventi. Con 235 premi al suo attivo, esso divenne un punto di riferimento a livello mondiale. Tra il 1950 e il 1954, stabilì un record assoluto, aggiudicandosi cinque primi premi consecutivi nella categoria orologi da polso all’Osservatorio di Neuchâtel. Da qui nacque la spinta per progettare, negli anni ’60, il primo cronografo automatico. L’obiettivo era ambizioso: creare un movimento cronografico automatico integrato, il migliore della sua generazione e ad alta frequenza. Il risultato, presentato il 10 gennaio 1969, fu il calibro El Primero, che oscillava a 36.000 alternanze/ora ed è in grado di misurare il decimo di secondo. 

A oltre cinquant’anni dalla sua creazione, El Primero rimane un simbolo tra i movimenti cronografici, stimato per la sua precisione e la durata della sua autonomia. Negli anni Settanta, mentre la crisi del quarzo scuoteva l’industria orologiera svizzera, Zenith dovette però sospenderne temporaneamente la produzione. Non volendo che la storia e la meccanica del movimento andassero perduti, Charles Vermot (uno degli orologiai che lavorarono alle prime serie del movimento El Primero) nascose segretamente per diversi mesi tutti gli strumenti e i progetti necessari alla sua creazione nella soffitta della manifattura, nella speranza di poterlo far rivivere un giorno.

Un decennio dopo, questa sua decisione permise a Zenith di rilanciare la produzione del calibro, che nel 1988 fu scelto da Rolex per alimentare i suoi modelli Daytona automatici per molti anni, segnando il destino di un movimento che era diventato leggendario. Nel 2019, Zenith ha reinventato l’El Primero con uno sviluppo importante: il calibro El Primero 3600, che sfrutta appieno la sua alta frequenza. La lancetta del cronografo compie un giro completo in dieci secondi, fornendo una lettura diretta e precisa del decimo di secondo. 

ESTETICA E STRATEGIE COMUNICATIVE

Come abbiamo visto, una delle missioni che Zenith si è posta fin dalla fondazione è quella di unire eccellenza meccanica e ricerca estetica. Dalla fine del XIX secolo, lo spirito pionieristico della Maison l’ha portata ad adottare un approccio innovativo, combinando arte e industria. Sotto l’influenza di maestri dell’Art Nouveau come Alphonse Mucha, René Lalique e Alphonse Laverrière, Zenith combinò tecnica orologiera ed estetica per creare segnatempo caratterizzati da armonia e design d’avanguardia. Furono gli anni ’60 del ‘900 il periodo in cui la creatività del brand ebbe libero sfogo. La robustezza della cassa “safe-box” del Defy (chiamato non a caso “cassaforte del tempo”), con la sua lunetta a 14 lati e gli angoli acuti prefigurò l’era degli orologi sportivi con bracciale integrato. Allo stesso tempo, il lancio dell’El Primero nel 1969 ridefinì gli standard dei cronografi. Con i suoi quadranti tricolori e gli originali quadranti ispirati al poker-chip del G383, Zenith consolidò la propria reputazione di marchio dal design audace.

Ogni nome di collezione scelto dalla Maison portava con sé una dichiarazione di intenti: nel 1888, Georges Favre-Jacot registrò i marchi Pilote e poi Pilot, ben prima che nascesse l’aviazione o si affermasse l’automobile. Così, gli orologi Zenith accompagnarono i pionieri non solo del motore, ma della storia. Il pioniere dell’aviazione Louis Blériot, il Mahatma Gandhi, l’astronauta americano Walter Schirra e Felix Baumgartner, primo uomo a librarsi nella stratosfera, indossavano uno Zenith durante le loro avventure. Già nel 1912, molto prima dell’affermazione degli “ambassador”, la Maison rese omaggio ad alcune grandi personalità raccogliendo le loro parole di ammirazione in un libro dei visitatori della manifattura.

Perché per vendere un prodotto serve un’esperienza e, se questa è di alto livello, va comunicata.  Zenith fu tra i primi marchi di orologeria a capirlo. Negli anni ‘20 produsse una pubblicità video, anticipando nuovi modi di comunicare. Negli anni Novanta, con la campagna “Transmission”, si dimostrò ancora una volta pioniera, abbracciando un tema che sarebbe diventato essenziale per l’orologeria contemporanea. Un’audacia creativa che continua oggi attraverso collaborazioni innovative. Tra esse, ricordiamo quella con l’artista contemporaneo Felipe Pantone, chiamato a esprimere un dialogo tra il savoir-faire tradizionale e i codici visivi d’avanguardia del nostro tempo. Questa interazione ha reinventato l’estetica degli orologi di Zenith, adornando anche la facciata della manifattura con un’opera monumentale in una fusione di colori vibranti e grafica digitale, stile caratteristico dell’artista ispano-argentino.

ZENITH GUARDA AL TERZO MILLENNIO

Dal passato al presente, dal presente al futuro, i 160 anni di storia che ha dietro di sé permettono a Zenith di continuare a innovare. L’impegno del marchio nel preservare il proprio patrimonio è infatti essenziale per andare sempre più lontano. Gli archivi della Maison contengono così tanti documenti che, messi in fila, coprirebbero oltre un chilometro. Tra di essi sono conservati anche innumerevoli progetti e strumenti che consentono alla manifattura di mantenere, riparare, restaurare e riprodurre i propri orologi ogni volta che è necessario. La continuità della manifattura, concepita da Georges Favre-Jacot, è infatti al centro della filosofia della Maison. 

Zenith G.F.J.

Ora come alle origini, Zenith rimane una delle poche aziende orologiere a riunire sotto lo stesso tetto tutte le competenze necessarie per progettare e produrre i propri orologi e movimenti. Nella manifattura di Le Locle sono riunite più di 60 competenze diverse. Orologiai, artigiani, ingegneri e tecnici uniscono la loro passione e le loro competenze per creare orologi destinati a durare. Lo status di manifattura è, ovviamente, una garanzia della padronanza tecnica, del controllo di qualità e dell’affidabilità degli orologi. Questa indipendenza è anche la pietra miliare della capacità di innovazione e della libertà creativa della Maison, che offre un ambiente fertile per lo sviluppo di nuove idee.

Zenith G.F.J.
Zenith G.F.J.

Questo patrimonio di competenze ha favorito e continua a favorire l’ideazione e la produzione di tutti i tipi di orologi, oltre che di altri prodotti originali. Nella sua storia, Zenith ha infatti creato strumenti come contatori, dispositivi di misurazione, strumenti per cruscotti e persino i cosiddetti telefonometri, apparecchi che tracciavano la durata delle chiamate telefoniche all’inizio del XX secolo. Una ricerca dell’eccellenza in tutti i settori dell’artigianato orologiero dalla quale nasce oggi l’orologio G.F.J., elegante e senza tempo, alimentato da una reinterpretazione contemporanea del calibro 135, campione all’epoca d’oro delle competizioni negli osservatori, come abbiamo scritto sopra. Prodotto tra il 1949 e il 1962, il calibro era disponibile in due versioni: una commerciale (135) e una progettata per le gare di cronometria (135-0). Quest’ultima stabilì un record che tuttora detiene nella storia dell’orologeria, vincendo 235 premi di cronometria, e ottenne cinque primi premi consecutivi nella categoria orologi da polso all’Osservatorio di Neuchâtel, dal 1950 al 1954.

Zenith G.F.J.

Scorrendo le collezioni di Zenith – da Defy a Chronomaster a Pilot -, oggi come 160 anni fa è ben visibile la tensione alla perfezione e all’eccellenza che guida il marchio. Dopo aver attraversato secoli, guerre mondiali, rivoluzioni industriali e crisi, seguendo sempre la stella polare dell’eccellenza estetica e meccanica, la Maison affronta il presente e il futuro con lo stesso spirito fresco, visionario ma anche ben concreto che nel 1865 spinse Georges Favre-Jacot a fondarla. Un esempio di tenacia, resilienza e capacità imprenditoriale dal quale sono nati segnatempo destinati a segnare per sempre la storia dell’orologeria e della micromeccanica.

E per festeggiare al meglio questo compleanno irripetibile, la manifattura presenta quattro orologi speciali, uno per ciascuna delle collezioni, caratterizzati dal colore blu. Il colore del cielo, il colore di Zenith, il colore della perfezione. Un Chronomaster Sport, un Defy Skyline Chronograph, un Pilot Big Date Chrono Flyback e una edizione elegantissima del G.F.J. arricchiscono la costellazione delle referenze eccellenti del brand. Un poker di meraviglie al quale non mancheremo di riservare nelle prossime settimane degli approfondimenti dedicati.

By Davide Passoni